TOMMASO CAMPANELLA: LA CITTA’ DEL SOLE, LE STELLE E LA POLITICA

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Nella giornata del 25 novembre 2015 una delegazione di studentesse della classe 3 A del Liceo Scientifico “Enrico Medi” di San Bartolomeo in Galdo ha partecipato alla conferenza dal titolo “Tommaso Campanella: la città ideale, le stelle e la politica” tenuta dal professor Maurizio Cambi (Università di Salerno), presso l’aula “Palatucci” del Liceo Classico “Giannone” di Benevento. L’iniziativa negli anni è sempre stata sostenuta dalla docente di Storia e Filosofia del “Medi” Lucia Gangale, che ha coinvolto gli alunni delle sue classi in questo importante appuntamento filosofico annuale nel capoluogo sannita.
Campanella vagheggia una città ideale che si apra all’universale. Una città buona per tutte le stagioni. Nel 1599 egli è arrestato per avere congiurato contro il governo spagnolo. È deportato a Napoli. Alcuni suoi compagni sono già stati passati per le armi e da lui ci si attende una confessione, che egli in effetti fornisce, per poi cominciare a fingersi pazzo, perché sa che nella mentalità del tempo, la sua perdizione sarebbe ricaduta sui suoi inquisitori. Solo i sani di mente sono responsabili dei propri atti. Poiché gli inquisitori sospettano che egli finga, lo sottopongono a 36 ore di veglia forzata. Uno strazio a cui egli regge, finché il 5 giugno 1600 viene dichiarato infermo di mente. È stata una prova durissima, da cui Campanella esce rafforzato, e da cui uscirà un periodo di grande fecondità letteraria (Campanella è stato anche un sublime poeta). Nel 1602 in carcere scrive “La Città del Sole”, opera che rappresenta un ossimoro con la sua condizione: la luce della città ideale contrapposta al buio delle carceri. L’opera arriva a Francoforte e l’autore sente di avere scritto un piccolo capolavoro. Intanto comincia a porsi un problema, che troverà giustificazione più tardi: «È stato giusto e utile scrivere La Città del Sole come appendice della politica reale»?
Passano 27 anni di carcere duro. Viene scarcerato per la sua abilità astrologica. Il papa, Urbano VIII (Maffeo Barberini, lo stesso di Galilei) lo fa giungere a Roma perché ha bisogno di una consulenza astrologica. Poi fugge a Parigi e nelle stamperie francesi nel 1637 vive in simbiosi con la sua creatura editoriale. Rispetto all’edizione francofortese del 1623, quella francese si arricchisce di quattro quaestiones. La questione 4 è sulla politica. Nella questione si enuncia dapprima il problema, seguono poi 8 questioni e 8 risposte alle questioni. Campanella dice che anche i Vangeli svolgono la stessa funzione dell’utopia: possiamo aspirare ad imitare Cristo, modello di vita inimitabile. Così i trattati di retorica: ci offrono un modello ideale di retorica, al quale possiamo avvicinarci, senza mai diventare dei perfetti retori. Ed ancora i trattati teologici: essi ci fanno tendere alla verità, che non coglieremo mai intera, ma quanto meno ci dispongono alla sua ricerca. Allora, il senso dell’utopia sta nel suo attrarci, anche se sappiamo che non arriveremo mai a realizzare una città perfetta. Ma quanto meno ci proviamo. Quanto meno ognuno è richiamato alle sue responsabilità quotidiane. Campanella precisa di avere scritto quest’opera nel solco dell’utopia di Tommaso Moro (avutasi circa un secolo prima), perché avessimo un modello a cui ispirarci per rendere migliore la nostra vita cittadina.
L’opera, quindi, contiene una valutazione comparativa tra noi, la nostra città, e la città perfetta che egli descrive. Se la forbice si allarga significa che la mia comunità è deficitaria e ciò mi fornisce la misura dell’imperfezione del mio presente storico.
Per scrivere quest’opera Campanella lesse moltissimo, compresi Platone e Aristotele e notizie su tutte le organizzazioni politiche del passato. Sottrae da ciascuna i difetti e lascia quello che è ottimale. Da questa operazione nasce la città dei “solari”. In essa sono eliminati tutti i fattori che procurano disagio ai cittadini, nell’ottica che la felicità non può essere solo individuale, ma collettiva. Tra i fattori di disagio vi è la proprietà privata, perché genera disuguaglianza e ingiustizie. Si può affermare che l’omologazione è la radice del successo della comunità inventata da Campanella. In essa anche gli accoppiamenti sono decisi dall’alto, da un Astrologo che è l’uomo di fiducia del Metafisico (o re Sole), che governa la città. Tutti nasceranno allo stesso momento, sotto lo stesso propizio cielo, ed avranno lo stesso carattere e le stesse virtù. L’accoppiamento seguirà non le leggi del desiderio, ma quelle astrali. Tutti avranno le stesse caratteristiche. Un’eugenetica ingenua, quella tratteggiata dal Campanella. Uguali nel carattere e nel fisico. Domanda: in una società dove tutti siano uguali chi ci garantisce che questo modo di procedere sia affidabile? Questa città, afferma Campanella, vive “alla filosofica”. È cioè la filosofia la base della convivenza cittadina. La stessa struttura piramidale della Città del Sole riflette la struttura dell’Essere. Ecco perché quella città non può essere imperfetta.
Inoltre, la sua eccellenza, oltre ad essere fuori di dubbio, sarà sempiterna, perché il Metafisico ha letto nelle stelle l’immediato futuro e la sua azione politica si adeguerà ai dettati di Dio.
La città è composta da 7 gironi concentrici ed è inespugnabile. Alla sua sommità si trova un tempio, che al suo interno contiene due mappamondi. Le mura sono istoriate ed i bambini, giocando, imparano. Nelle cellette del tempio dormono 24 sacerdoti che a turno, per un’ora al giorno, guardano i movimenti delle costellazioni, che sono il linguaggio di Dio. I sacerdoti colgono il variare dei fatti che stanno per avvenire ed il metafisico traduce quei movimenti in azione politica, come detto.
La lezione che viene dall’opera è che solo chi ha colto il senso della cultura, chi tanto sa e conosce non potrà essere crudele e spietato. E costui è, appunto, il metafisico, che così garantisce un governo equilibrato al suo popolo. Quello che Campanella avrebbe voluto vedere realizzato dal cardinale Richelieu, al quale aveva chiesto protezione, al quale, in una lettera, affida il compito di edificare questa città.
Al termine della lezione è seguito un intenso dibattito con gli studenti ed i docenti presenti in aula. Si è discusso, tra l’altro, dell’omosessualità del frate domenicano e delle lettere che lui scambiò con il suo amante.
L’incontro è stato chiuso dalla dirigente scolastica, Maria Fortuna Pedicini, la quale ha ricordato che il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e che tale ricorrenza, come anche il pensiero del filosofo di cui si è parlato, deve indurci a praticare il rispetto e l’amore verso chiunque, al di là delle idee, condizione personale ed orientamento sessuale di cui ciascuno è portatore, nel pieno rispetto della dignità umana di cui si legge anche nei filosofi di tutti i tempi.

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Istituto di Istruzione Superiore di San Marco dei Cavoti - BN
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